In arrivo per le casse la rottamazione quinquies.
È contenuta nel DDL 1375 in esame al Senato della Repubblica.
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L’art. 1, consente la definizione agevolata dei singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 dando facoltà al debitore di individuare, comunque nel limite massimo di 120, il numero di rate di uguale importo in cui suddividere il pagamento delle somme per la definizione.
Entro il 30 giugno 2025, l’agente della riscossione comunica ai debitori che hanno presentato la domanda, l’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della definizione.
Il comma 18 dell’art. 1 del DDL 1375 estende la definizione agevolata anche ai debiti risultanti dai carichi affidati agli agenti della riscossione dagli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza di cui al d.lgs. n. 509 del 1994, e agli enti gestori delle forme di previdenza e assistenza dei soggetti che svolgono attività autonoma di libera professione di cui al d.lgs. n. 103 del 1996.
Per tali debiti, i medesimi enti devono approvare previamente delle apposite delibere ai sensi dell’art. 3, comma 2, del citato d.lgs. n. 509 del 1994, pubblicate nei rispettivi siti internet istituzionali e comunicate all’agente della riscossione mediante posta elettronica certificata.
Com’è noto per le Casse di previdenza dei professionisti il carico in bilancio dei crediti verso gli iscritti è una posta significativa, con molti NPL e quindi in grado di incidere pesantemente sulla stabilità economico finanziaria di lungo periodo.
In questi giorni il Senato ha audito due autorità indipendenti e precisamente la Corte dei conti e l’Ufficio parlamentare di bilancio che si sono espresse negativamente perché le definizioni agevolate spingono attese di condoni.
In particolare l’Ufficio parlamentare di bilancio ha sottolineato “che i numerosi interventi normativi degli ultimi due decenni non hanno inciso in maniera significativa sulle inefficienze che caratterizzano la riscossione coattiva, con ricadute su dimensione e qualità del magazzino dei crediti affidati alla riscossione, oltre che sulle entrate delle Amministrazione pubbliche. Inoltre, ha affermato che ripetute e stratificate misure di definizione agevolata e annullamento dei debiti pregressi contribuiscono ad alimentare nei contribuenti aspettative di future agevolazioni e condoni, con ripercussioni negative sui versamenti per adeguamento spontaneo, sulla riscossione ordinaria e su quella coattiva ordinaria e, in generale, sul livello di tax compliance. Inoltre, non vanno trascurati gli effetti che questi interventi hanno sull’equità complessiva del sistema fiscale. Queste misure dovrebbero pertanto essere affiancate da un miglioramento dell’efficienza sia dei meccanismi di riscossione coattiva, sia di stimolo all’adeguamento spontaneo in sede di versamento dei tributi. Gli interventi degli ultimi anni, in parte riproposti con il Ddl in esame, non hanno contribuito in maniera rilevante allo smaltimento dei crediti da riscuotere.
A fine novembre 2024 il magazzino dei crediti affidati all’agente della riscossione ha raggiunto oltre 1.865 miliardi con un incremento del 36,5% rispetto alla fine del 2019, mentre il riscosso si attesta a circa 178 miliardi (appena il 9,5% del totale), a dimostrazione di una limitata efficacia dell’azione di riscossione coattiva.”
È bene che le Casse di previdenza dei professionisti, attraverso l’Adepp, facciano sentire la loro voce in dissenso a questa manovra.
In particolare gli avvocati, i quali, nella nuova bozza per la riforma dell’ordinamento forense, debbono anche vigilare sul rispetto dei principi dello stato di diritto, non possono non far sentire, forte, la loro voce contro queste manovre che mirano, insieme ad altre, a mettere in discussione proprio lo stato di diritto.
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