Decreto fiscale, il testo approda in aula
Da spesa per il personale a Pos in studio ecco il punto sugli emendamenti Sanzioni per chi non ha lettore bancomat e obbligo di fascicolo sanitario ma niente e-fatture
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Dopo l’ok delle Regioni ci vogliono quelli del ministero dell’Economia e del Parlamento. Ecco perché l’aumento della spesa sul personale dal 5 al 15% dell’incremento del Fondo sanitario 2020 sul 2019 passa subito dal Patto salute alla manovra, o meglio, non alla Finanziaria ma al decreto fiscale ad essa collegato, lo stesso che istituisce le sanzioni a chi non ha il lettore Pos in studio, che a partire dalla giornata di oggi dovrebbe passare in aula alla Camera. A mettere nero su bianco le esigenze delle Regioni ci pensa un emendamento proposto dalla deputata Pd Elena Carnevali, ora in Commissione Finanze. E visto che la spesa sanitaria pubblica nel 2020 aumenta di 2 miliardi in tutto, l’incremento complessivo per assunzioni, in prevalenza di medici ed infermieri, è previsto fra i 200 e i 300 milioni di euro. Il sostegno al Servizio sanitario in questo caso è “bipartisan”, c’è in pista in Senato un emendamento identico a firma Rossana Boldi della Lega, forza di opposizione. Per assumere sanitari, ogni Regione potrà sforare l’incremento di spesa per il personale che era stato previsto quest’anno, e che era pari alla spesa storica sostenuta nel 2018 aumentata di un 5% dell’incremento del Fondo sanitario nazionale: in tutto, poco più di una cinquantina di milioni di euro da dividersi tra 21 regioni e province autonome. Nel 2020 il nuovo tetto, per venire incontro alle esigenze assunzionali di tutte le Regioni, è la spesa storica del 2018 aumentata del 10%. Ma se in una regione emergono ulteriori fabbisogni di personale, e se questi fabbisogni risultano “oggettivi” – ci vogliono due ok, uno del tavolo tecnico per la verifica adempimenti e uno del Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza – il tetto del 10% aggiuntivo può saltare e ci si possono consentire assunzioni per un ulteriore 5% dell’aumento del Fondo sanitario regionale rispetto all’anno prima, fino a raggiungere il 15%. Si può così arrivare a triplicare il margine di spesa consentito, “fermo restando il rispetto dell’equilibrio economico e finanziario del servizio sanitario regionale”. Per ottenere il “sì” dei due tavoli le regioni devono dimostrare di avere adottato un metodo condiviso volto a determinare il fabbisogno di personale di Asl e ospedali e devono aver aggiornato i parametri di riferimento del personale in linea con il decreto 70/2015 sugli standard erogativi del servizio sanitario nazionale. L’emendamento Carnevali modifica anche i requisiti fissati 27 anni fa dal decreto legislativo 502 del 1992 per i direttori sanitari ed amministrativi di Asl e ospedali, smussando le previsioni di alcune Regioni che disponevano la cessazione automatica dall’incarico al compimento dei 65 anni. Sia il direttore sanitario sia il direttore amministrativo, nella nuova formulazione all’esame della Commissione Finanze alla Camera, non devono aver compiuto i 65 anni al momento in cui è loro conferito l’incarico. Nell’ossatura di questo stesso decreto fiscale, che è vigente (decreto legge 124/19) ma va convertito in legge entro l’anno, sono previsti altri emendamenti che interessano:
- sia i cittadini – come quello a firma di Laura Boldrini (Pd) che ribassa l’Iva su tamponi interni ed assorbenti esterni dal 22 al 5% –
- sia i professionisti come la sanzione per chi neghi operazioni con il lettore bancomat Pos pari a 30 euro più il 4% del valore della transazione, o il rinnovo di super e iper-ammortamento (rispettivamente al 140 e 270%) sugli acquisti di macchinari-
- sia entrambi come il rinnovo dell’esenzione di medici e sanitari dall’invio della fattura elettronica comprensiva dei dati dei pazienti in caso di prestazioni in libera professione. Nelle ultime ore si sono evidenziate nella maggioranza distinzioni sull’inasprimento delle sanzioni penali per le imprese che evadono, nel complesso appare quasi certo il ricorso al voto di fiducia. Dopo il quale si passa al voto in Senato.
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