Commercialisti. Videoudienze della giustizia tributaria: al palo
Postal, sì a riforma con 'metodo Draghi', coinvolgendo gli esperti
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“Ad ormai quattro mesi dall’approvazione delle regole per lo svolgimento delle udienze a distanza, la videoudienza ancora stenta a decollare. L’aspetto che più preoccupa i contribuenti e i loro difensori è che sono ancora poche le Commissioni tributarie attrezzate per gestire con modalità telematica le udienze pubbliche.
Con la conseguenza che la maggior parte di esse continua ad essere svolta con la modalità “cartolare”, con il deposito di memorie scritte, senza possibilità di incontro e di discussione orale tra le parti e il Collegio giudicante”. Lo ha affermato il consigliere nazionale dei commercialisti, Maurizio Postal, nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario, evidenziando come le “diverse modalità di gestione delle udienze nelle 124 Commissioni tributarie stanno generando, oltre che un irragionevole aggravio delle procedure e un’incertezza sulle regole da seguire, anche livelli di tutela differenziati e “a macchia di leopardo” sul territorio nazionale, il che è francamente insostenibile, anche sotto il profilo della tenuta costituzionale del sistema”, ha aggiunto il professionista.
Secondo Postal “va preservata la natura speciale della giurisdizione tributaria e vanno ridefiniti i criteri di selezione dei giudici tributari. L’auspicio è che il presidente del Consiglio, Mario Draghi, voglia riservare alla riforma della Giustizia tributaria lo stesso trattamento che ha voluto indicare per la riforma del sistema tributario. Nelle dichiarazioni programmatiche del suo Governo, Draghi ha sottolineato non solo la necessità di un approccio sistematico, ma anche la necessità di affidare l’intervento riformatore ad una Commissione di esperti che, dopo aver sentito la politica e gli altri soggetti a vario titolo interessati dalla riforma, formuli le proprie proposte”, si chiude la nota dell’Ordine dei commercialisti.
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