Anno: XXVI - Numero 41    
Giovedì 27 Febbraio 2025 ore 14:00
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La riforma della previdenza forense sia un cambiamento sostenibile ed equo.

Anf: anche questo è segno che la professione cambia e guarda al futuro.

La riforma della previdenza forense sia un cambiamento sostenibile ed equo.

 “Auspichiamo che la riforma previdenziale della professione forense conduca ad un cambiamento sostenibile, calibrato per avere costantemente in equilibrio i conti e assicurare future pensioni dignitose, commisurate all’attività svolta.

Anche in questo modo la classe degli avvocati dimostra di affrontare il cambiamento necessario della professione per far fronte alle esigenze e alle sfide che i tempi attuali impongono.

Ora attendiamo che il Regolamento sulla previdenza degli avvocati, del quale abbiamo appreso parte dei contenuti solo ieri, sia approvato dai ministeri che vigilano sulla Cassa, pronti a dare il nostro supporto in virtù delle migliaia di Avvocati che Anf rappresenta. Sin dalle prime indicazioni di ieri, infatti, riteniamo che ci siano alcuni aspetti da modificare e siamo certi che la Cassa Forense sia pronta ad ascoltare la voce di molti Avvocati”.

Lo dichiara il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense Giampaolo Di Marco.

“Equità e sostenibilità – continua Di Marco – sono i principi cardini di un sistema previdenziale di una professione che, come ha giustamente ricordato ieri il Ministro Nordio, è una delle tre gambe della giurisdizione insieme al giudice e al pubblico ministero, rinnovando l’auspicio di una assoluta e leale collaborazione con la categoria. Bene dunque che via sia spirito costruttivo che guarda al futuro, mettendo in sicurezza i conti, e confronto aperto a tutti per migliorare il funzionamento della macchina della giustizia, ma sia consentita maggiore partecipazione alle modifiche prima che le riforme entrino a regime.

Gli avvocati riteniamo che stiano facendo bene la loro parte, e anche nel confronto avvenuto tra i vertici politici e associativi dell’avvocatura si è confermata questa volontà comune di essere parte proattiva e responsabile” – conclude Di Marco.

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