Esserci e non esserci. Sulla piazza di Conte Schlein va oltre Amleto
Sulla piazza di Conte Schlein va oltre Amleto Ci sarà sì, ma non parlerà dal palco. Porterà un saluto condividendo un pezzo di strada ma non terrà un discorso.
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Alla fine, la segretaria Pd sceglierà – “ma all’ultimo minuto”, avvertono – la formula che le consentirà di salvare i rapporti con gli alleati il 5 marzo ci saranno oltre ai pentastellati anche Verdi e Sinistra Italiana – e la coesione del partito. Ci sarà sì, ma non parlerà dal palco. Porterà un saluto condividendo un pezzo di strada – la manifestazione muoverà da piazza Vittorio all’Esquilino diretta ai Fori imperiali dove sarà montato il palco – ma non terrà un discorso, come gli altri 30 iscritti a parlare. Esserci e non esserci, tutte e due le cose insieme. Com’è stato, del resto, in Europa, nel voto di Strasburgo appena concluso. Che fa dire ai Democratici di aver votato a favore del riarmo. Ma anche no.
Partiamo da qui. Il Parlamento europeo vota la relazione annuale sulle politiche di difesa e sicurezza. In sostanza l’eurocamera approva le linee guida della commissione in vista di un 2025 che si annuncia frizzantino. Nel testo c’è il sostegno al Rearm Europe. Il Pd approva la risoluzione finale. Votano contro solo Cecilia Strada e Marco Tarquinio che sono su posizioni pacifiste. Ma il Pd boccia invece due emendamenti che rilanciano con un certo entusiasmo (“welcome Rearm Eu”) e nello specifico il piano von der Leyen e chiedono con urgenza di aumentare di ben oltre il 2% i budget nazionali delle spese militari. Questi due vengono votati solo dai riformisti Pina Picierno, Giorgio Gori e Elisabetta Gualmini. Il resto della delegazione europea vota contro. Così alla fine del voto, ognuno può esultare, ma per il motivo opposto. Per Nicola Zingaretti il Pd ha votato “contro il Rearm Eu” perché ha respinto gli emendamenti. Per Pina Picierno ha votato a favore, perché ha votato la risoluzione nel complesso. E’ un fenomeno di bilocazione.
Quasi come quello che compirà Elly sabato 5 aprile. Giuseppe Conte ha convocato la piazza all’insegna dello slogan “No al riarmo, fermiamoli”. È una posizione diversa da quella del Pd – che vuole un cambiamento “radicale” del piano von der Leyen – ma non al punto da rendere impossibile camminare insieme. Anche la minoranza dem – i riformisti che fanno capo a Stefano Bonaccini – non ne fanno una questione vitale. “Se Schlein non sale sul palco, ma si limita a partecipare brevemente, non c’è niente di male. Sono rapporti di buon vicinato”, dicono da Energia Popolare. I riformisti hanno le mani legate. La piazza contiana riceve infatti una benedizione inattesa: quella di Enzo De Luca, il presidente della Campania, l’uomo che i M5s li omaggiava dell’epiteto “mezzepippe”. E che ora dice: “Sostengo assolutamente la manifestazione. A me interessa che ci sia quanta più gente possibile a combattere per la pace”. Se De Luca consacra i grillini, come fa la minoranza interna a contestare Schlein se va in piazza con loro?
Ma c’è un altro motivo, tutto interno ai Dem, se a Schlein alla fine toccherà sacrificarsi. Meglio di ogni spiegazione vale forse un breve – semiserio – censimento in Transatlantico. Alla domanda, ‘lei sabato andrà in piazza coi Cinque Stelle?’, gli onorevoli dem rispondono: “Mi spiace, ho Pilates” (Vinicio Peluffo, ironico). “Io vado al seminario di Reggio Emilia, poi ho un impegno a Milano, rientro domenica su Roma” (Gianni Cuperlo). “Io vado dai miei figlioli” (Marco Furfaro). “Io sono ad Ankara” (Peppe Provenzano). Insomma, i dem non muoiono dalla voglia. Al punto che viene il dubbio: se Schlein dovesse rinunciare, si riuscirebbe a comporre la delegazione che la dovrà sostituire?
La malavoglia ha una spiegazione, che in tanti riferiscono a taccuino chiuso. La manifestazione di Conte – con Alessandro Barbero, Barbara Spinelli, Marco Travaglio, Mario Tozzi, Saskia Terzani, Massimo Wertmuller, Jeffrey Sachs, tra gli altri, che prenderanno la parola dal palco, insieme a Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli – può riservare qualche sorpresa ai dem. Temuto è in particolare il direttore del Fatto Quotidiano. E se facesse un’intemerata contro il Pd, che più volte ha accusato di votare sulle armi all’Ucraina come Giorgia Meloni? L’ultima cosa che il Nazareno vuole è il processo (politico) di piazza. C’è poi l’incubo di finire come Enrico Letta, che alla piazza pacifista del 4 novembre 2022, imbarcò fischi e contestazioni. Schlein non è Letta, ragionano nel Pd. Ma il rischio c’è sempre.
Il timore è stato fatto filtrare agli alleati. Insieme ad altri segnali, che non sono passati inosservati. E cioè Giuseppe Conte ha invitato Schlein, è indubbio. Ma, a parte il fatto che lui alla piazza del 15 marzo non s’è fatto vedere, altri esponenti del Movimento non sono altrettanto cortesi coi Democratici. In particolare quelli dell’ala più vicina alle posizioni di Beppe Grillo. Virginia Raggi, ad esempio. L’ex sindaca di Roma ha presentato un esposto alla Corte dei conti contro il suo successore, il dem Roberto Gualtieri, reo di aver fatto sostenere al Campidoglio – con 350 mila euro – la manifestazione dell’altra piazza, quella del 15 marzo scorso, dove il Pd, e Schlein, ebbero grande parte.
Oppure Chiara Appendino, vicepresidente del M5s, che definisce la piazza del 15 marzo “ambigua, pagata con soldi pubblici” e alla quale “noi non siamo andati e lo rivendichiamo con orgoglio: andiamo alla nostra, aperta a chi rivendica questi temi e vorrà essere presente insieme a noi.”
Insomma, dal Nazareno lamentano un clima che se ostile è dire troppo, di sicuro palesa qualche astio represso. A parte gli accenti più aspri, anche chi è dotato delle migliori intenzioni fatica a non rivendicare la propria posizione. Ecco Leonardo Donno, deputato tra i più vicini a Conte. “Il Pd? Se vengono bene, ma l’importante è che vengano i cittadini. Dalla mia regione, la Puglia, arriveranno venti pullman”, dice all’Huffpost. Ma chi ha ragione: voi che dite no al riarmo, o il Pd che vuole il riarmo ma con modifiche radicali? “La posizione di Schlein è affine alla nostra. Ma sono loro che vengono sulle nostre posizioni, merito della coerenza che abbiamo dimostrato in questi anni”, risponde il deputato che ha sul bavero la spilla della pace.
Conte ce la mette tutta a tenere la porta aperta in attesa che Schlein prenda la decisione. Torniamo a Strasburgo. Il Pd ha votato la risoluzione europea sulla difesa, mentre il M5s ha votato contro. Ma dal quartier generale M5s è partita l’indicazione di non polemizzare coi democratici. Anzi, è stato chiesto a Pasquale Tridico, il capodelegazione a Strasburgo, di rinnovare l’invito: “Non spetta a noi risolvere i problemi interni al Pd- ha detto Tridico dopo il voto – è la segretaria Schlein a dettare la linea ai suoi”. Una comprensione inedita, quasi commovente, da parte dei pentastellati.
Insomma, le ragioni politiche ci sono: tenere unito il fronte delle opposizioni, non lasciare al solo Conte il rapporto con un vasto mondo progressista. Resta da capire se la magnanimità dei M5s è affidabile. Schlein deciderà in extremis, spiegano dal partito. “Vuol capire che aria tira”. Chi invece non ha dubbi è Rita De Crescenzo, la tiktoker da quasi 2 milioni di seguaci che invase Roccaraso di turisti e che ora punta su Roma. “Contro le armi porto un mare di follower”, dice a Repubblica. E annuncia: “Di politica non capisco molto. Mi consiglia Maria Rosaria Boccia. Ma un giorno potrei anche candidarmi”
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