EQUO COMPENSO, I PROFESSIONISTI BATTONO I PUGNI SUL TAVOLO
ProfessionItaliane: equo compenso non crei tutele differenziate. Confassociazioni: alcuni lavoratori rimangono sempre di serie B
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L’equo compenso applicato solo in alcuni casi rischia di creare una distinzione netta fra professionisti tutelati e altri che non lo sono. Pertanto, non bisogna perdere l’occasione del passaggio in Aula del disegno di legge AC 3179 per arrivare ad una disciplina più inclusiva. L’equo compenso è un principio trasversale e, come tale, infatti, dovrebbe applicarsi alla generalità delle imprese e dei rapporti da queste intrattenuti con i professionisti. All’indomani della conclusione dei lavori in Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, ProfessionItaliane prende atto dell’intervento con il quale si dispone che le imprese alle quali si applicherà la disciplina saranno quelle che, nell’ultimo anno, hanno occupato più di 50 dipendenti e non 60 in 3 anni (come originariamente proposto). Tuttavia, ciò non può dirsi soddisfacente e va assolutamente modificato.
L’Associazione che racchiude al proprio interno le rappresentanze professionali di CUP e RPT, in ogni caso, saluta con favore la rinnovata attenzione verso le professioni e l’impatto economico delle attività professionali. Bene anche la modifica che contempla anche un ruolo proattivo dei Consigli nazionali nell’aggiornamento dei parametri di riferimento delle prestazioni professionali che, fra le altre cose, va nella direzione auspicata da tempo. ProfessionItaliane ritiene, però, necessari ulteriori interventi a sostegno di un tessuto professionale già messo a dura prova dalla crisi pandemica.
Asso Professioni, Cna Professioni, Colap , Confassociazioni e Confcommercio Professioni da parte loro rilevano “che il provvedimento non tiene conto della realtà legislativa e lavorativa del nostro Paese. Le professioni associative – sottolineano le cinque sigle – rappresentano il 7% del Pil italiano: escluderle dall’equo compenso evidenzia come, nonostante cambino i governi, alcuni lavoratori rimangono sempre di serie B. Abbiamo già visto come i professionisti senza albo siano troppo spesso vittime di un meccanismo che di fatto impone una fatturazione a cifre irrisorie, a fronte di una richiesta di competenze di alto livello. Ora ci troviamo di fronte ad una esclusione che lascerà indietro questo pezzo importante di sistema produttivo a causa della mancanza dei parametri ministeriali. Questa spiacevole ‘svista’ – concludono Asso Professioni, Cna Professioni, Colap, Confassociazioni e Confcommercio Professioni – è ancora evitabile e proprio per questo chiediamo l’inserimento di disposizioni che facciano riferimento a criteri per definire i parametri per l’equo compenso per tutta la platea delle professioni come individuata dalla legge 81 e quindi anche per coloro che non li hanno avuti sino ad ora”,
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