UNA RIFORMA … GIA’ DA RIFORMARE
CFnews ribadiva ieri 15 ottobre 2024, che “Il sistema previdenziale di Cassa (Forense) ha oggi una proiezione di sostenibilità a 30 anni. L’obiettivo nel proseguo sarà quello di migliorare l’equilibrio tra la sostenibilità del sistema e l’adeguatezza delle prestazioni”.
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Se le parole hanno ancora un significato, queste affermazioni ufficiali di Cassa Forense certificano:
1) che il sistema previdenziale forense, dopo la riforma, non ha la sostenibilità di legge;
2) che le prestazioni erogande presentano problemi di adeguatezza.
Vediamo allora di intenderci.
«Il bilancio tecnico detiene un’importanza centrale per gli enti previdenziali, in quanto consente di verificare l’equilibrio strutturale fra le risorse finanziarie e l’erogazione delle prestazioni attese sulla base delle regole vigenti e delle dinamiche demografiche e macroeconomiche assunte come scenario. L’equilibrio strutturale, infatti, è condizione indispensabile ad assicurare la funzione di protezione sociale, costituzionalmente garantita, su un orizzonte temporale di medio e lungo periodo. L’obbligo di adozione del bilancio tecnico è sancito dall’art. 2, comma 2, del decreto legislativo n. 509 del 1994, che ne prevede l’aggiornamento con periodicità triennale, recepito dal Regolamento di contabilità della Cassa che ne sottolinea la centralità. L’articolo 24 del decreto-legge, 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, richiama le Casse previdenziali privatizzate all’adozione di misure volte ad assicurare l’equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche estendendo a cinquant’anni l’arco temporale delle previsioni tecnico-attuariali». (Fonte: Corte dei Conti)
Abbiamo visto che l’art. 24, comma 24, della Legge 214/2011 ha imposto a Cassa Forense l’obbligo di adottare misure volte ad assicurare l’equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche secondo bilanci tecnici riferiti ad un arco temporale di 50 anni.
Ora si può discutere se i 50 anni sono troppi, sono pochi, ma bisogna comunque rapportarsi alla legge, finché non sarà cambiata.
E allora io mi pongo questa domanda: se sono richiesti 35 anni di contribuzione per andare in pensione e si dichiara oggi (2024) una sostenibilità di 30 anni, quale garanzia viene data all’iscritto dal 01.01.2025 che quando andrà in pensione, la sostenibilità ci sarà?
L’iscritto dal 01.01.2025, infatti, per andare in pensione a 65 anni dovrà avere almeno 35 anni di iscrizione e integrale contribuzione.
Quindi i 35 anni, che sono 5 più di 30, stanno nel sistema.
Le prestazioni erogande non sembrano adeguate tant’è vero che la riforma, violando la Legge 335/1995, che ne fa divieto, riconosce l’integrazione al trattamento minimo della pensione, peraltro diminuito per via della riduzione dei contributi minimi obbligatori, sulla pensione unica ma anche su quella di inabilità e di invalidità.
In buona sostanza nonostante i consistenti tagli sulle prestazioni e l’aumento progressivo del contributo soggettivo, il sistema non è sostenibile e adeguato secondo i parametri di legge.
Prendo atto però che i Ministeri Vigilanti hanno approvato la riforma, ma quanto dichiarato da Cassa Forense e i dati normativi, portano a queste conclusioni il che significa che la riforma dovrà essere, rapidamente, riformata.
Poi si può raccontare di tutto e di più.
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